aggregati sensibili.

aggregati sensibili è un dispositivo al suo primo esperimento/apparizione e sempre in trasformazione: si configura come pratica di archivio scomposto che raccoglie -senza domare- tracce, segni visibili o anche non materiali che si danno in un’esperienza. Trattenere quanto si annida nell'ambiance di un festival, ciò che accade nello spazio tra chi produce un’azione e chi si dispone a percepirla ed esserne parte. Un invito a sostare nel solco di ciò che si registra attraverso gli organi di senso. Un adesso, che ora è già prima e forse non sarà più. Effimero tanto quanto immanente. Indagare un ambiente non necessariamente fisico, quello della relazione tra le parti, in cui si depositano detriti, regali, attese, pietre preziose o grezze, scarti. Un luogo sempre fertile, abitato da presenze visibili e invisibili. Una collezione di pezzi, raccolta di impressioni in forma di testo su schermo o su carta e field recording. Un’imbastitura che osserverà le risonanze tra una proposta e l’altra, tra una voce e l’altra, tra un corpo e l’altro, dando rilevanza a ciò che si deposita e fende i tessuti, riaffermando la legittimità di quegli spazi interstiziali e sotterranei, talvolta inudibili. Con il desiderio di vivificare ogni strato, dilatando silenzi e frastuoni. Tracciando linee di fuga lontane da un rapporto cronachistico con gli eventi, portando il linguaggio al punto liminale in cui eccede il registro meramente comunicativo. aggregati sensibili è un assemblaggio di suoni e parole che si proiettano al di là della spazio/temporalità del festival, nell’intenzione di prolungare il rilascio di quanto accaduto in quelle giornate.

La sarta è la memoria, fedele menzognera che intreccia fili e cuce ricordanze future, oltre che passate o mai esistite. L’origine è nota, il luogo di approdo mai.


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Un progetto di Giulia Manili
Giulia Manili ha frequentato il lavoro sul corpo assumendo varie posture, è danzatrice e ricercatrice, con un’attrazione particolare per le trame che permettono l’emersione dei processi. Laureata in discipline umanistiche con una tesi in Estetica sull’esperienza nelle pratiche artistiche relazionali. Tra il 2018 e il 2020 prende parte al progetto di trasmissione e ricerca nelle arti performative contemporanee Da.Re. Dance Research con la direzione artistica di Adriana Borriello. Fondamentali nel suo percorso gli incontri con Marta Ciappina, Hervé Diasnas, Silvia Rampelli, Ada d’Adamo, Nacera Belaza. Nel 2017 lavora con El conde de Torrefiel come interprete in Guerrilla (Triennale di Milano/Danae festival) e nel 2020 ne La Plaza (Teatro Argentina/Short Theatre). Dal 2019 lavora con DOM- (Valerio Sirna, Leonardo Delogu, Arianna Lodeserto) nell’ambito progetto Roma Non Esiste e in altri progetti satelliti. È stata coautrice e interprete della performance ‘La Memoria Collettiva’ creata su invito dell’artista Ozge Sahin, progetto vincitore del bando di selezione Sala Santa Rita 2021, Azienda Speciale PALAEXPO/Palazzo delle Esposizioni.

LeRE.M

A seguito del laboratorio di visione e di scrittura multi.lingue e linguaggi che ha attraversato il festival, è online l’esito della condivisione di gruppo e della presa di multi.parola da parte dei ragazzi e della ragazze di redazione meticcia."

↗ Nu triatu. Corpi cittadini nei workshop di Interazioni|Ctonia
↗ Nel vuoto fonico, il pieno semantico dei nostri corpi. Interazioni|Ctonia
↗ Visioni animali e dell’umano a Interazioni|Ctonia
↗ My old camera. Guardarsi da fuori


Un progetto di RE.M. REdazioni
Il progetto propone la costituzione temporanea di REdazioni Multi.lingue, culture, visioni e linguaggi in giro per festival, eventi culturali cittadini e stagioni teatrali, aperte a tutte e tutti, per raccontare e rinnovare i linguaggi, lo spazio e le comunità che gli ruotano attorno.
Laboratori di visione interculturale che puntato all’interazione tra culture attraverso l’arte vissuta da spettat.ori/rici. Il laboratorio di redazione interculturale nasce dall’esperienza del progetto Spettatori Migranti/ Attori Sociali – pratica di spettatorialità teatrale nei Centri di Accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, e da quella dei laboratori di visione di Teatro e Critica."